Eclettismo

di Edoardo Di Mauro
Tratto dal catalogo della mostra collettiva "Eclettismo". Sala delle colonne della cooperativa Incontro, Torino, 1993


Poiché l'irrisolto problema del rapporto tra arte e tessuto urbano da sempre mi appassiona, con grande piacere accolgo l'invito di presentare l'installazione di Corrado Bonomi all'interno del Museo "Su logu de s'iscultura".
Non è un caso che le non molte operazioni realizzate nel nostro paese in questo specifico abbiano trovato ospitalità metropolitana. Questo probabilmente in virtù di un rapporto con il paesaggio e l'ambiente non ancora inficiato della frenetica orgia di simulacri di ogni fattura che invade le grandi aree urbane, tale da rendere ardua una fruizione serena della simbologia artistica all'interno di contesti di un vissuto quotidiano spossessato di dignità e concepito in funzione di un consumo rapido e utilitarista.
Non a caso le azioni, frequenti, di vandalismo ai danni di lavori esposti all'aperto, si verificano negli ambiti prima citati mentre nei centri ritenuti, solo geograficamente, "provinciali", è dato assistere ad un rapporto di rispetto quasi sacrale nei confronti dell'opera.
La scarsa educazione visiva degli italiani, oltre che dall'arretratezza della didattica scolastica in tale senso, alla quale pare si voglia finalmente porre un qualche rimedio, è generata dalla colpevole svogliatezza con cui si sono programmate le installazioni permanenti sul territorio, spesso confinate ad un becero monumentalismo naturalista e retorico, mentre le poche realizzazioni più legate alla contemporaneità quasi mai sono andate oltre canoni legati al clima degli anni '50.
In sintesi, due sono i motivi principali di questo stato di cose. Da un lato la densità e la stratificazione del paesaggio culturale italiano, tale da generare, contrariamente ai paesi nordeuropei ed anglosassoni, una sorta di inerzia estetica.
Dall'altro il municipalismo italico, il perenne dividersi in fazioni, atteggiamento tale da agevolare il bizantinismo e la frequente parzialità delle scelte pubbliche, ma spesso anche private.
Tutto ciò rende molto significativa e importante la scelta della popolazione residente a Tortolì anche in virtù dell'anticonformismo delle scelte artistiche, in grado di garantire la qualità di una proposta non inficiata da mode di passaggio. In questa direzione va senza dubbio la presenza di Corrado Bonomi, artista tra i più significativi dell'attuale scenario.
Per inquadrare il lavoro di Corrado dobbiamo delineare rapidamente lo scenario di eclettismo tipicamente "fine secolo" in cui il suo lavoro si colloca.
Terminata la carica propulsiva dell'avanguardia novecentesca con l'esaurirsi della stagione storica del Concettuale, siamo entrati, a partire circa dalla metà degli anni '70, in quella che è tuttora la più recente stagione dell'arte italiana. Ad una prima fase, l'unica a godere di un buon livello di riconoscimento internazionale e di relativa storicizzazione, conosciuta come quella del "ritorno alla pittura", caratterizzata dal successo della Transavanguardia e delle sue varie ramificazioni, ma anche dalla presenza di altri raggruppamenti di più lenta diffusione e forse in maggiore sintonia con le proposte a noi più vicine, come i "Nuovi Nuovi", né e seguita una seconda, a sua volta analizzabile in due segmenti successivi, il cui esordio è databile nel 1984, come ho evidenziato in un?ampia rassegna svoltasi a Torino nel 1977, dove appariva, tra l'altro, la prima versione dell'opera oggi riproposta da Corrado Bonomi per il Museo "Su logu de s'iscultura".
A partire da quella data, dove l'evento più rilevante è l'apparizione sulla scena del gruppo dei "Nuovi Futuristi", prende piede una condizione generale di eclettismo stilistico, in cui appaiono di pari importanza sia la citazione di esperienze del recente passato che una riflessione sulla definizione di una estetica a venire, per la quale è necessario un serrato confronto con lo specifico della tecnologia e dei nuovi "media". Se la prima fase di questo "fine secolo" era, come detto, caratterizzata dall'uso pressoché esclusivo della pittura, al più in una estensione narrativo-ambientale.
La seconda affianca all'uso di tecniche svariate, fotografia, installazione ed una ripresa di tematiche legate sia all'oggettualismo "neopop" che ad una dimensione analitica e concettuale.
Una linea di tendenza che è andata avanti sostanzialmente immutata nel corso di questo decennio conoscendo un'ultima fase, dalla metà in poi, in cui si è manifestata una accentuazione della linea comportamentista, con uso della fisicità corporea in chiave estetizzante e teatrale, mentre la pittura pare gradualmente allentare i legami diretti con l'iconografia contemporanea per rifugiarsi in una dimensione simbolica. Il lavoro di Corrado Bonomi affonda le sue radici nella fase di passaggio tra i due decenni, più precisamente in quella vasta area per comodità catalogatoria definibile come "neoconcettuale". Bonomi è inseribile all'interno di un nucleo ristretto di artisti in grado di stabilire un rapporto positivo ed originale con l'inevitabile rilettura delle esperienze recenti, al contrario di altri supportati da massicce campagne promozionali, presunti detentori di una purezza d'intenti, laddove questa significa in concreto riproposizione immutata delle tipologie mentali e comportamentiste del concettuale di matrice tautologica, con l'unica variante di una maggiore e forse neppure volontaria tendenza estetizzante figlia di una capacità ormai generalizzata tendente a confezionare il prodotto con abilità, come si trattasse di una elegante confezione da regalo.
La tradizione autentica del concettuale italiano, e basterà citare al proposito un artista come Boetti, abbina il rigore del procedimento mentale, il disvelamento dei meccanismi costitutivi, la processualità artistica e quelli inerenti la ritualità del sistema-arte, con una spiazzante imprevedibilità compositiva ed un gusto della provocazione estraneo alle messinscene "grandguignolesche" tipiche degli anglosassoni e di qualche epigono nostrano, centrato piuttosto su una arguta ironia ed una provocazione sottile ed incisiva. Un'installazione come "Non omnis moriar" crea meraviglia, è qualcosa che non ci si aspetta di vedere eppure e lì. Gli spunti per una possibile lettura travalicano gli steccati di una interpretazione meramente intellettuale per allinearsi su quella gioia della fruizione che è la componente propria ed immanente l'opera d'arte al di là dei cicli e delle stagioni. In questo lavoro dell'artista novarese l'ironia è decisamente più tenue rispetto ad altre prove. I soldatini di plastica a grandezza naturale con il capo sferico e luminescente riprendono certo la tematica del gioco e della regressione infantile tipica dell'artista, ma l?insieme della composizione va oltre questa dimensione per assumere il rilievo di un autentico lirismo, di una sottile inquietudine che traspare dall'omaggio al soldato caduto. Come se Bonomi, nelle sue variegate ed imprevedibili composizioni, quasi sempre emananti un senso di gioiosa solarità, abbia voluto introdurre una dose di lieve malinconia, ottenendo così una prova d'artista di notevole spessore linguistico, tale da essere senza dubbio inserita tra le immagini tali da colpire la mia sensibilità tra le molte che il mio mestiere di critico impone ad una quotidiana, metodica visione.