Quasi per gioco (Intervista)

di Chiara Bertola
Tratto dal catalogo della mostra collettiva "Quasi per gioco". Neue Galerie in Graz, successivamente Kunst Museo in Bolzano, 1995


Chiara Bertola:
Le tue sculture e installazioni riconvertono e scambiano di funzione i materiali, capovolgono il rapporto tra significato e significante, confermando la lezione di Wittgestein, secondo cui la comunicazione avviene attraverso una molteplicità di giochi linguistici. Se da un lato arrivi sottilmente a fare il verso alle tautologie concettuali, dall?altro confermi la necessità di una forma di rappresentazione. L'aspetto più interessante è quando nel tuo lavoro queste due esigenze riescono a coincidere.

Corrado Bonomi:
Vorrei porre l'accento sulla ritualità, dove oltre alla creatività sono in gioco anche il tempo e la manualità. Se è vero che soggettivamente quando si gioca o si crea il tempo è fermo, in realtà esso scorre e anche velocemente. "A tavola non s'invecchia" diceva Totò, forse giocando addirittura si ringiovanisce.
Nel mio lavoro è poi presente anche l?aspetto non trascurabile della ripetitività fin quasi all'ossessione.
Se non entrassi in una specie di stasi non potrei fare qualche migliaio di scatolette o di trenini.
Come da bambino, dove giocare con i soldatini era solo il piacere di allinearne meticolosamente centinaia per ore e ore e poi abbatterli in pochi secondi.
Il gioco dell'arte funziona quando nelle ore e ore di ossessiva elaborazione manuale si fa vedere l'attimo d'intensità creativa. Quello che resta, quando il "gioco" riesce, dovrebbe essere l'opera.