Se son rose

di Edoardo Di Mauro
Tratto dal catalogo della mostra personale "Se son rose". Spazio Borsalino, Parigi, 2004


Il dibattito artistico dei primi anni?90 venne caratterizzato dalle discussioni attorno ad una mostra, ?Post Human?, curata dal critico e gallerista newyorchese Jeffrey Deitch che fu in effetti una delle poche degne di nota di un decennio quanto mai confuso e contraddittorio, in cui il sistema dell?arte, ormai globalizzato, non fu in grado di sciogliere le sue numerose contraddizioni, avviluppandosi su sé stesso in un?orgia di immagini, suoni e colori dalla quale anche il più smaliziato degli osservatori faceva fatica a trarre conclusioni dotate di senso e coerenza. Terminata la fase della citazione, caratterizzata dal ritorno in forze della pittura e di valori legati alla manualità ed alla decorazione, dopo la lunga interdizione della stagione concettuale, la nuova generazione artistica, pur continuando a praticare il prelievo di elementi di linguaggio tratti dalla stagione dell?avanguardia novecentesca, iniziava a manifestare un atteggiamento di confronto e di sfida nei riguardi dell?invasività crescente della tecnologia e dei media. In particolare si verificava un?attenzione crescente verso la vorticosa accelerazione nei progressi della ricerca biotecnologica ed informatica tali da generare radicali mutamenti nei comportamenti sociali, sia individuali che collettivi. La possibilità di accrescere le proprie potenzialità con l?ausilio di protesi tecnologiche sempre più raffinate faceva anelare la possibilità, per l?uomo, di reinventarsi ?tout court?, la rapida diffusione di Internet permetteva comunicazioni non solo rapide e simultanee ma anche maggiormente ?democratiche? perché in grado di aggirare le censure dell?informazione ?ufficiale? sia politica che culturale, sullo sfondo di una società sempre più patinata ed artificiale, fondata sull?apparire opposto all?essere, dove l?immagine soppiantava l?antico predominio del ?logos?. Questo il terreno dove l?arte contemporanea deve formulare i termini della sua sfida per costruire una nuova estetica cercando di prelevare dall?ambiente esterno quanto le è stato sottratto, in termini di predominio sull?educazione visiva. ?Post human? ebbe effettivamente il merito di indicare i termini della questione con buona precisione, avvalendosi della notevole cassa di risonanza determinata dall?essere stato progetto partorito dal paese principe del sistema dell?arte. Quelle indicazioni vennero colte con tempestività da buona parte della scena di quegli anni, mentre in Italia si verificò un deleterio ritardo, figlio delle carenze del nostro sistema da me più volte denunciate nonché dalla forza delle correnti emerse negli anni precedenti, in primis Arte Povera e Transavanguardia. Eppure, già nei primi anni ?90, erano ben presenti e visibili personalità in grado di porsi su quella scia con notevole originalità e sintonia con quello che è il nostro ?genius loci? e citerò il gruppo del ?Nuovo Futurismo? e poi, tra gli altri, Riello, Mazzoni, Ghibaudo, Calvanese, Domestico, Andersen, Tessarollo, Guzzetti, Pivi, Galbiati. Autori che stanno peraltro conoscendo , nella fase attuale, una graduale e meritata rivalutazione, a stretto contatto con diversi esponenti della più giovane generazione, in uno stato d?animo che mi ha fatto di recente parlare di ?nuova contemporaneità?. Corrado Bonomi è certamente uno dei campioni di questa linea artistica. Rispetto al sensazionalismo ed al gusto per il macabro che caratterizzano le analoghe tendenze anglosassoni, particolarmente quelle inglesi, Bonomi rappresenta la versione autenticamente italiana di questa mutazione genetica dell?arte, apparentemente moderata nei toni eleganti ed estremamente calibrata nei ritmi compositivi, ma non meno sarcastica, talora anche più feroce, nel mettere a nudo vizi ed ipocrisie del vivere contemporaneo. L?artista novarese è uno degli esponenti più significativi di quell?area di ?concettualismo ironico? che in Italia sta ormai definitivamente imponendosi, complice una diffusa stanchezza nei confronti dell?ininterrotta sequela di trovate neoconcettuali, tanto patinate ed estetizzanti quanto vuote di significato al di là di una diligente ma pedestre citazione di quanto abbondantemente già visto nel recente passato, che hanno qualificato in negativo gli anni ?90. Gli ?ironici? si caratterizzano viceversa per una ampia dose di irriverente e caustica irrisione di molti luoghi comuni dell?immaginario collettivo. Da un punto di vista estetico le opere si presentano connotate da un estroso eclettismo, marcato è lo spazio concesso alla decorazione, frequente l?uso della pittura, espressa con modalità analitiche e concettuali, oppure con intervento ?primario? su di un ampio repertorio oggettuale. Nell?ambito di un frequente utilizzo di forme provenienti dall?immaginario ludico dell?infanzia assistiamo, inoltre, ad una tipologia compositiva che prevede l?impiego di materiali sintetici e derivati plastici, idonei alla realizzazione di assemblaggi dalla colorazione viva e squillante. Corrado Bonomi, personalità dotata di un curriculum importante ed apprezzata da anni anche al di fuori dei confini nazionali, particolarmente in Germania, adopera l?oggetto con gioia e creatività infantili, mostrandoci il volto di un?arte che è gioco combinatorio, calembour di citazioni in bilico tra cultura ?alta? e ?bassa?, in grado di stupire chi guarda con soluzioni spiazzanti ed inaspettate, tratte spesso, oltre che dal quotidiano, dal sempiterno immaginario simbolico della fiaba e del gioco, visti come metafore della condizione umana e della dimensione dell?inconscio, negando le aspettative di chi si aspetta di fruire l?arte in una dimensione aulica ed inaccessibile. I temi prescelti da Bonomi per le sue originali installazioni castigano con soave ironia i luoghi comuni del rigore concettualista come nella serie dei ?Castelli in aria?, autentici manieri d?epoca confezionati in cartone e sospesi su nuvole di cotone, sdrammatizzano senza negarle retoriche e tragedie nazionali, come nel Mussolini in miniatura affiorante da un piatto di spaghetti al pomodoro in ceramica mentre declama l?incauta dichiarazione di guerra, od ancora stravolgono il concetto di serializzazione dell?opera d?arte con la performance ?Pizzeria Belle Arti? dove l?artista, sui classici involucri da asporto realizza su ordinazione, col pennello ed in presa diretta, per poi venderle a costi contenuti, pizze dai molteplici gusti, e questo solo per citare una piccola parte del suo inesauribile repertorio. Esperto nella realizzazione di opere costruite con materiali e rifiuti riciclati, altro aspetto rilevante della sua pirotecnica vena creativa, Bonomi con il suo lavoro eredita molti aspetti dell?avanguardia novecentesca legata al disvelamento, in senso concettuale, dei procedimenti mentali che presiedono il concepimento e la realizzazione dell?opera e li collega con quelli legati alla ?secondarietà? dell?oggetto, prelevato in presa diretta dal reale, o scovato, nel suo caso, dal modernariato dei suoi ricordi infantili ed adolescenziali, e comunque modificato dall?intervento primario dell?artista, geloso difensore della propria manualità e mai delegante a soggetti terzi l?esecuzione finale, una primarietà dove è frequente anche l?intervento pittorico. Bonomi è quindi un emblematico rappresentante dell?eclettismo stilistico dominante la scena artistica italiana ed internazionale da circa un ventennio, essendo in grado di adoperare senza inibizioni qualsiasi oggetto e materiale, qualsiasi tecnica, gettando un ponte tra passato e futuro della storia dell?arte. In questa personale alla Boutique Borsalino di Parigi, che sta realizzando un programma di interessanti ?vetrine? sulla scena italiana contemporanea, Bonomi presenterà per la prima volta al pubblico parigino la sua opera. Si potrà ammirare una selezione di alcune tra le sue più interessanti composizioni, dagli ormai celebri ?Castelli in aria?, all??Arcimboldo?, dal ?Sogno del collezionista?, ai ?Roseti? realizzati con materiali plastici di recupero, emblema di un dialogo possibile e conciliativo tra artificio e natura.