Un Abbecedario per Corrado Bonomi

di Maurizio Sciaccaluga
Tratto dal catalogo della mostra personale "Nel mezzo del cammin". Complesso di Santa Caterina, Finalborgo, 2006


?Non è mai troppo tardi per farsi un?infanzia felice? Tom Robbins, Natura morta con Picchio A come Alice. Sì, proprio quella di Lewis Carroll, sorellina immaginaria e ideale di Corrado Bonomi. L?artista infatti, da anni, forse da sempre, ha deciso di viaggiare nel paese delle meraviglie, di sostituire a quello reale un mondo che presenti coordinate simili ma, al contempo, opposte e fuorvianti. Un universo alla Carroll, appunto: d?accordo, al posto del Bianconiglio c?è Gargamella che si pappa ? finalmente!!! ? una zuppa di Puffi, al posto dei palmipedoni ci sono i fiori costruiti con attrezzi da giardinaggio, al posto dello Stregatto c?è un Godzilla fatto con pezzi di pneumatico, al posto di un mazzo di carte come esercito c?è un plotone di soldatini di plastica a grandezza naturale, ma poi, a ben vedere, poco cambia. L?arte di Bonomi è un viaggio onirico in un universo parallelo dove trionfano gli eterni sfigati (Silvestro e Gargamella, appunto), dove il sesso è solo gioco e divertimento (le Fatine), dove il finale non è mai scontato. Un viaggio divertito e divertente dove, per far baldoria più spesso, si festeggiano i non-compleanni e l?arte serve, di nuovo, a intrattenere, spiegare, accompagnare (invece che, come accade sovente con le ultime generazioni, a mostrare l?impreparazione presunta dello spettatore). B come Bon... Nell?ottica del pensiero dell?artista novarese, non sarebbe quasi d?obbligo una mostra di Bonomi da Bonelli con presentazione di Bonami? E il collezionista? Bonato, naturalmente. C come Calembour Concettuale. Nei primi lavori di Bonomi ? non i primissimi, ma quelli che l?hanno fatto notare e conoscere ? il sorriso scaturiva dal constatare un paradossale scambio dialogico tra supporto e idea, tra il materiale utilizzato quale tela e il soggetto del dipingere. Tazzine e chicchi di caffé erano istoriati su sacchi per il trasporto dei grani tostati, vagoni di treni merci occupavano le pagine di vecchi orari ferroviari, autopompe dei vigili del fuoco apparivano dipinte su taniche di benzina, uova di gallina si facevano notare su scatole di cartone recanti la scritta ?Fragile?. Di questa serie, tra i pezzi più riusciti, addirittura un aereo del Barone rosso trasportato su stoffa militare mimetica e una serie infinita di pesci variopinti disegnati all?interno di scatolette di tonno o di sardine. Attraverso il giocattolo ? divenuto, nel lavoro di Bonomi, un oggetto per taluni aspetti apotropatico ? l?ironia si fa strumento per evidenziare e al tempo stesso esorcizzare aspetti talora tragici dell?esistenza, permette di smascherare la parte imperfetta del mondo, con tutte le sue conseguenti lacune e magagne. Si ride per non piangere, insomma, perché già appena dopo la prima risata appare evidente l?incongruenza della vita contemporanea, la sua illogicità, il destino cruento e inevitabile di chi sta consumando il pianeta pensando di poterlo sostituire con copie di plastica e silicone. D come Droguccia mescalina Il linguaggio poetico di Bonomi è paragonabile ai cocktail serviti al Korova Milk Bar di Arancia Meccanica: latte rinforzato da qualche ?droguccia mescalina?. L?artista piemontese lavora circa la coincidenza degli opposti, elaborando e sperimentando prodotti di sintesi che riescano ad innescare ? quasi chimicamente ? reazioni immediate e violente nell?organismo umano (dunque anche nella mente). Relazionando tra loro elementi apparentemente inconciliabili, sollecitando scariche adrenaliniche pur nella più completa quiescenza, Bonomi lascia libero sfogo ad una caustica volontà provocatrice nel mentre caratterizza la propria opera mediante una ossessiva ricerca di dialogo, di confronto, di sfida dialettica ed immaginifica con lo spettatore. Contornando ogni propria mostra con una greca illusoria composta da punti interrogativi (le possibili letture sciaradiche dei lavori, le decise assonanze o dissonanze presenti tra le immagini ed i materiali adoperati), l?artista suggerisce e favorisce una interpretazione contraddittoria e sfalsata della narrazione artistica, celando i propri pensieri e celiando con le convinzioni di moda. E come Emilio e Luisa Marinoni, collezionisti doc, con Bonato, dell?artista. Fingono di non credere in lui più di tanto, ma non si sa quante opere abbiano. E continuano a prenderne. Quando si scopriranno le collezioni doc ? ovvero quelle di chi non frequenta i salotti radical-chic ma pensa con la propria testa ? ci saranno molte sorprese. E Bonomi sarà una di queste. F come Fatine Fatate Fatali. Sono una specie di Campanellino in versione lap-dancer, una sorta di fata turchese da passeggio in stile peep-show. Nude, alate, abbigliate e atteggiate tipo pin-up alla Vargas o alla Al Buell, finiscono sempre nei guai: intrappolate in una ragnatela, minacciate da un ratto, sfidate da un serpente, rilassate e languidamente stravaccate su un?amanita falloide (toh!). Simpatiche e buffe, in realtà sono una critica feroce alla società contemporanea, a quel mondo che ha trasformato la donna di successo in velina, letterina, schedina, valletta, miss o top-model, comunque sempre in soprammobile quasi mai parlante, di certo mai pensante. Tette e culo bene in vista, le fatine di Bonomi ricordano drammaticamente le copertine dell?Espresso, di Panorama, di quei settimanali che dovrebbero occuparsi, invece, di cultura e opinione. Sono fatali perché, a continuare così, non si potrà che finire male, e sono fatate perché ammaliano, piacciono, stregano, conquistano. G come Giocattoli. Le opere di Corrado Bonomi sono, infatti, veri e propri giocattoli, più o meno modificati. Qualche anno fa l?artista ha scelto di giocare con i soldatini: ingranditi a scala umana, essi si immedesimano in chi gioca, prendendo sul serio le parole del bambino che afferma solenne: ?Facciamo che io ero l?esercito francese?. Regola primaria di tale gioco è infatti la serietà con cui si scelgono e si mantengono ruoli e norme, ovvero la possibilità di utilizzare un linguaggio il cui codice sia stabilito in anticipo dai partecipanti. Il che riconduce immediatamente alla dimensione artistica. Giocare alla guerra, in particolar modo, evidenzia la possibilità e la necessità di immedesimarsi in una parte, pena la morte sul campo di battaglia. Il titolo dell?installazione, Non omnis moriar (Non morirò del tutto) ? citazione da Orazio ? riconduce la vera falsità del gioco al piano di realtà, ricordando che, per l?appunto, si tratta soltanto di una finzione. Ma, si sa, il gioco è cosa seria: così come il sogno, così come l?arte, non è semplice distrazione o futile passatempo, bensì è dimensione fondamentale dell?esistenza, costituisce la celata trama sullo sfondo della quale si intrecciano le relazioni umane. Di fronte ai soldatoni e ai soldatini di Bonomi ? ma anche dinanzi al suo Topo Gigio caduto in trappola o al Puffo catturato da Gargamella ? sarebbe troppo banale, oltreché fuorviante, affermare che tutti si ritorna bambini. Le opere dell?artista novarese non riguardano l?infanzia, non si riferiscono a un mondo perduto nelle malinconie del passato; esse ci dicono piuttosto dell?adulta capacità di ironizzare sull?universo di oggetti che affollano il nostro spazio, riaccendendo la loro capacità di raccontare favole. Così, questi oggetti, realizzati in vetroresina, non solo divertono, ma, suscitando un sorriso, affermano la necessità che l?arte si rimetta sempre, costantemente in gioco. H come Havi. Sì, insomma, progenitori, padri putativi, antesignani, antenati con la H davanti (non ha senso lo ammetto, ma non sapevo dove infilarlo e poi in una presentazione di Bonomi l?assurdo ci può stare). Quelli dell?artista, dichiarati, sono Duchamp, Munari, Pascali e Boetti. Si è anche raffigurato in una Matrioska infilata dentro nell?effigie di questi quattro maestri. I come Ingranaggi. Se funzionano non è un Bonomi autentico, perché negli ingranaggi, nei macchinari, negli strumenti dell?artista piemontese c?è sempre qualcosa che prima o poi s?inceppa, strappa, fonde, svirgola. Come la parata militare in collezione Marinoni che, costruita usando i soldatini Atlantic e montata su un nastro trasportatore, perdeva i pezzi a ogni passaggio, tipo un esercito progressivamente decimato dalla battaglia. Il funzionamento imperfetto dunque potrebbe sembrare un tallone d?Achille, il punto debole dell?artista, mane è invece, addirittura, la grande forza, oltre che un marchio di fabbrica doc: chiedendo infatti scusa per paragoni tanto illustri, si deve pensare a Leonardo e a Masaccio, alla predilezione per l?innovazione e la genialità a scapito della perfezione e della precisione. Si deve pensare a una cena dipinta con colori inadatti a resistere al tempo (ma se l?artista non avesse sperimentato tutto e il contrario di tutto non sarebbe stato Leonardo), si deve pensare a una Crocifissione redatta e corretta a vista d?occhio sul fondo oro (ma se l?artista non avesse rivoluzionato la prospettiva non sarebbe stato Masaccio). Se Bonomi fosse stato preciso e certosino avrebbe fatto lo scienziato, ma dato che predilige la sfida e il paradosso non deve curarsi della perfezione: ciò che conta è la freddura, il calembour, l?amore per l?assurdo, la pista anarchica. E si sa, anarchici e teatranti dell?assurdo sbagliano spesso tempistica e metodi. Magari perché guardano lontano, molto avanti. J come K come Kids are us, la mostra della Galleria Civica di trento che ha finalmente mostrato, qualche anno fa, come la generazione di Bonomi, Riello e De Paris, tanto per citare alcuni, non abbia nulla da invidiare, anzi sia intimamente legata, a quella internazionale dei Muratami, Delvoye, Sachs, Nara, Koons. Ma in Italia fanno finta di non capire? L come M come Marx. Ma non Karl, piuttosto Groucho, Chico, Harpo, perfino Zeppo. A trovare a tutti i costi un corrispettivo al lavoro di Bonomi non si può che rimandare ai leggendari fratelli, alla loro irrispettosa strafottenza, alla loro voglia di trasformarsi in virus di quel sistema stesso che li alloggiava e sfamava. Cinici e beffardi, non risparmiavano nulla a nessuno. Non ricordano un po? il nostro? N come Nettare, in questo caso il Miele di Acacia. Un?associazione di presuntuosi collezionisti nostrani aspira a separare, neanche fossero il buon Dio, i buoni (artisti) dai cattivi (artisti)? Bene, Bonomi decide di produrre il miele d?Acacia (acronimo dell?associazione), nettare miracoloso capace di dotare chiunque l?assaggi di poteri straordinari, tra cui il saper sempre scegliere gli autori giusti (delle gallerie giuste). Poi qualcuno si chiede come mai sia fuori da certi giri radical-chic? O come Oz. Bonomi mette in pratica la frase di Tom Robbins che conclude Natura morta con Picchio: ?Non è mai troppo tardi per farsi un?infanzia felice?. Affronta l?universo poetico dell?immaginazione adolescenziale e segue esclusivamente i percorsi e le logiche che guidano l?incontaminata fantasia di adulti sempre bambini. Nel suo mondo ? come in quello di Oz, Mary Poppins, Jonathan Livingstone ? sarà sempre possibile trasformare un bacco di legno in fucile, una lattina in pallone, una scatola di sardine in pesce, una canna da giardinaggio in fiore. I suoi giocattoli elevano a potenza la dirompente e anarchica forza d?urto peculiare ad ogni scherzo e divertissement, evidenziando quale inaffidabile coerenza giustifichi le leggi del successo e del riconoscimento. P come Peter Pan. Corrado Bonomi è un Peter Pan dell?arte che rifiuta di crescere, che continua a muoversi in un mondo di giocattoli e di divertissement, inventa storie di cappa e spada, trova eroine da salvare impigliate tra i fili d?improbabili ragnatele. Rappresenta, probabilmente, la rabbia sana dell?arte, quella parte che non finge di contraddire il sistema essendone invece parte integrante, ma che piuttosto si maschera d?immaturità per poter sempre dire quello che pensa e quello che crede. La protesta di Bonomi è come quella di un bambino: violenta ma tenera, cattiva ma divertente, insensata ma comprensibile. Non si può arrestare, perché finge inconsapevolezza; non può essere arginato, perché non conosce il limite e il rispetto. Bonomi è una variabile impazzita dell?Arte: se decidesse di diventare adulto ? un adulto accompagnato e annunciato da opere pretenziose e saccenti ? potrebbe essere inquadrato ed edulcorato: peccato che lui non abbia affatto intenzione di perdere la fanciullezza e la voglia di rompere le scatole tanto presto. Q come Quadri. L?artista ne ha fatti tantissimi, quindi ha smesso quando la pittura stava per tornare di moda. Della serie Fedele alla linea, impossibilitato a rappresentare l?arte che conta, che vince, che piace. Destinato all?opposizione perenne. R come Robbins, lo scrittore Tom. Vedi citazione all?inizio di questa presentazione. S come Soldatoni. Riproduzione a scala ingrandita dei piccoli soldatini di plastica, i ?soldatoni? di Corrado Bonomi accostano la dimensione ludica infantile immettendo in essa mature consapevolezze e timori adulti, gradualmente acquisiti con la crescita. Di dimensioni spropositate come è proprio degli incubi, i giocattoli dell?artista inscenano una battaglia in cui, come segnala la luce fioca della testa del soldato ferito, si spegne la speranza di una vittoria che possa essere definitiva. Nell?esercito di plastica, la sconfitta coincide con il prendere parte a un conflitto che non avrà mai né vincitori né vinti: la guerra, reinterpretata e messa in scena attraverso il giocattolo ? primario strumento di conoscenza e confronto con la realtà, sempre recante con sé le naturali inquietudini e le paure infantili di un?identità non ancora definita ? evidenzia l?inanità di una lotta tra due schieramenti che, in fondo, ironicamente indossano entrambi la medesima divisa. T come Tubi, idraulico Giuseppe, con Macchia Nera, Gambadilegno e Squick uno dei più grandi nemici di Topolino (ma anche Spennacchiotto non scherzava). Anni fa scrissi che Bonomi gli assomigliava, per via dell?immancabile salopette di jeans, la barba d?un paio di giorni, l?aria perennemente svagata, la predilezione per aggeggi e soluzioni tanto geniali quanto spesso improponibili. Col tempo qualcosa è cambiato ? soprattutto perché, a differenza degli esseri umani, fumetti & cartoon non invecchiano mai ? ma in fondo in fondo il paragone regge ancora. Bonomi-Tubi ha scelto la parte sbagliata della barricata, è una simpatica canaglia, un guastatore sovversivo, destinato a essere emarginato dai Topolino di turno, da quei personaggi sempre a modo, integrati e funzionali al sistema meso in piedi dai soliti contatissimi eletti. Il prezzo da pagare è alto visto che nel ruolo da protagonista ci sarà sempre il topastro-artista di regime abile nell?omaggiare i potenti (e attentissimo a non provocarli o sbeffeggiarli mai, come invece piace fare al nostro), ma le soddisfazioni comunque non mancano: la simpatia popolare e l?approvazione del pubblico vanno a chi sa sognare il colpo del secolo, non ai celerini. U come Uber Alles. In Germania si sono accorti di Bonomi prima e meglio di noi. V come Vietato ai maggiori. Ovvero del come far conoscere e socializzare tra loro Paperino e Moana Pozzi, Tracy Lord e Qui Quo Qua. Walt Disney in versione XXX. Ma d?altra parte, come poteva un fanatico dei paradossi farsi scappare l?occasione di giocare con titoli tipo Intimità bestiali di mia moglie o I giochi segreti di una casalinga? W come Watterson, il Bill autore della striscia Calvin & Hobbes, il cui protagonista è un bambino ? a volte pestifero a volte tragicamente più maturo degli adulti ? sempre accompagnato da una tigre di pezza che si anima ogni qualvolta rimane sola con lui. Il cartoonist scrive: ?Sospetto che la maggior parte di noi invecchi senza crescere, e che in fondo a ogni adulto ci sia un moccioso che vuole tutto a suo modo?, e pare parlare proprio di Corrado Bonomi. Un artista moccioso che vede il mondo sovradimensionato (perché costruito secondo i bisogni e le misure delle persone mature), che dà importanza a cose che non ne dovrebbero avere, che ha bisogno di disubbidire, che non sa resistere alla curiosità, che ama assaggiare e toccare ogni oggetto, che come la famosa bambolina della canzone degli anni Sessanta fa sempre ?no no no no no?. Un Peter Pan che, pure combattendo per una giusta causa, pure riuscendo a distinguere tra bene e male, non ne vuole sapere d?abbandonare il tempo dell?apprendimento e il territorio dell?adolescenza. Un Tom Sawyer, un Huckleberry Finn, un Lucifero o un Pinocchio che l?arte ? l?Isola che non c?è ? spesso e volentieri riesce a mettere a nudo, svelando quello spirito dispettoso, ingenuo, stupito o impotente che molte volte muove la creatività. Quello spirito infantile che alcuni autori presentano in maniera più evidente di altri, forse perché riescono a dare libero sfogo ai bambini che hanno dentro, forse perché hanno fatto proprie e non amano dimenticare le più importanti esperienze dei primi anni di vita, o forse semplicemente perché sono nati per contestare, per indispettire, per rifiutarsi di accettare la realtà così come l?hanno costruita le persone sagge. Bonomi, appunto, non accetta la realtà: la rivive e ricostruisce a propria misura (o a misura di spettatore, se si preferisce). X come XXX. Vedi alla lettera V. Y come? Inutile, non mi viene niente. Z come piZZa. Uno di questi giorni spero riproponga la Pizzeria Belle Arti. Parodia del mercato? Quien sabe.