Testo VAF-Stiftung

di Marco Meneguzzo
Tratto redatto in occasione della mostra collettiva-concorso presso il VAF-Stiftung, dedicato ad Agenore Fabbri. Darmstadt e Rovereto, 2003


Uno dei compiti che l'arte contemporanea si è assunta è quello dello svela mento dei meccanismi comportamentali tra le persone: mostrare le convenzioni che sovrintendono ai rapporti interpersonali e sociali è un modo di conoscere meglio se stessi e l'Altro, e da quando l'edificazione morale che l'arte ha sempre esercitato nelle sue opere non passa più per l'esempio dell'immagine- il martirio di un santo, le opere di carità, il ritratto della buona borghesia?-, l'artista ha cercato nuovi percorsi, nuove strade per ottenere lo stesso risultato. L'arte, soprattutto l'arte che ha una base linguistica o ?morale?, porta sempre con sé un'intenzione maieutica, cioè il desiderio di ?tirar fuori? dallo spettatore quelle stesse intenzioni morali che giacciono nascoste in qualche recesso della sua mente o del suo cuore. L'attività di Corrado Bonomi appartiene a questo filone. Le sue opere mirano a rivelare i meccanismi del guardare l?arte - e quindi si riferiscono al versante linguistico del lavoro- , cosi? come tendono a svelare i codici sociali attraverso cui l?opera viene interpretata.Per fare questo, egli usa il luogo comune, lo stereotipo. Accentuando ed esasperando le caratteristiche de! luogo comune, così come utilizzando per la realizzazione concreta delle sue opere elementi ludici, come dei veri e propri giocattoli, Bonomi riesce ad aggirare tutte le resistenze psicologi- che che lo spettatore metterebbe in atto, se si trovasse di fronte alla ?serietà? autorevole del l'opera. E' il meccanismo, studiato da Sigmund Freud, del ?motto di spirito?: ciò che 1'I0 non sopporterebbe viene invece sopportato se il modo in cui viene presentato aggira le difese dell?IO stesso, attraverso il ?corto circuito? innescato dal motto di spirito, dal gioco di parole. Così, il disastro della guerra può essere mostrato direttamente, con le immagini più tragiche (ma in questo caso la televisione lo fa molto meglio...), oppure può restare nell'anima nella metafora dei ?soldatini? a grandezza umana che si chinano sul loro compagno, la cui testa luminosa si sta spegnendo, come avviene nella sua installazione ?Non omnis moriar?; allo stesso modo, l'ironia nella tragedia serve a comprendere meglio la natura ridicola e vana della tragedia stessa e a creare degli anticorpi più efficaci di quelli destati dalla sola emozione: c'è qualcosa de ?11 Grande Dittatore? di Charlie Chaplin nel Mussolini che sorge da un piatto di spaghetti. o da Hitler che esce, sulla sua Mercedes, da un secchio di carbone nero come l?inferno.