Corrado Bonomi

di Roland Scotti
Tratto dal catalogo della mostra collettiva "Concettualismo ironico italiano. Ovvero la critica delle immagini alla percezione visiva". Galleria Angelo Falzone, Mannheim, 1995


Concettualismo ironico italiano ovvero la critica delle immagini alla percezione visiva facendo scorrere i cliché della realtà, si può contemporaneamente analizzare l'opera Treni di Corrado Bonomi, compiuta fra il 1990 e il 1994.
Sulle pagine di un libro di consultazione delle linee ferroviarie europee corrono diversi treni, che si muovono attraverso spazi interni diversi, a seconda del luogo di installazione. Si possono seguire i treni dipinti in miniatura, saltare con lo sguardo dal treno merci all?Intercity Express, sostare su un ponte di legno e poi affrettarsi di nuovo verso un altro punto senza arrivare da nessuna parte. Del resto, dove si potrebbe scendere - con nomi come Fortezza, Gallarate, Münster, con numeri come 10.04 oppure 21.30?
A poco a poco capiamo che la realtà del treno sta nella sua mobilità, nel suo piano di marcia: viaggiatori e paesaggio sono solo una casualità, illusioni.
Lo stesso avviene nell'installazione dell'opera Mare, creata fra il 1987 e 1994 (ma presso-ché senza fine). L'artista non s'interessa della fauna marina dal punto di vista prettamente zoologico; la categorizzazione dei pesci si mantiene nei limiti, perché in fondo ciò che conta è definire se questi animali siano commestibili oppure no. I pesci nuotano già, in modo previdente, nelle scatolette che li conterranno. (Alla domanda: "Da dove vengono i bastoncini di pesce?", i bambini rispondono spesso - e forse non del tutto erroneamente - che vengono pescati nel mare).
E l'artista mostra così in modo evidente che non può rappresentare senza mettere in dubbio ironicamente ciò che viene rappresentato attraverso la combinazione di livelli diversi da lui creati.
Forse potrebbe essere pericoloso continuare a mentire nell'arte: potrebbero andar persi i presupposti della cultura.
A quest'ultimi si riferisce Corrado Bonomi nella sua serie di oggetti - Cultura - , fiori di plastica dai paradisi della plastica. Cultura originariamente significava cura della terra e coltivazione delle piante: il termine derivava dal pensiero del mondo contadino di sfruttamento e di elaborazione delle risorse naturali per potersi nutrire.
Solo all'interno di alcuni gruppi sociali, che potevano permettersi tempo libero - tempo inutile - veniva usata la parola nel senso che attualmente le attribuiamo, riferito ad un terreno intellettuale da coltivare. A entrambe le interpretazioni è comunque comune il concetto che qualcosa - sia esso una pianta o un pensiero - debba essere trattato, curato e nobilitato in modo che ne derivi qualcosa di utile. E allora, cosa può crescere dalla plastica? Probabilmente nessuna cultura: al massimo succede qualcosa, quando l'artista trasforma materiale riciclato in oggetto estetico, svelando così l'assurdità di tale procedimento.