La pittura

di Fulvio Abbate
Testo non di riferimento ad alcuna mostra od iniziativa, 1984


La pittura di Corrado Bonomi muove dal supporto. Il supporto determina i percorsi semantici d?ogni suo lavoro. Bonomi è quindi, con certezza analitica, l?artista di ciò che chiameremo il support trouvé. Il destino narrativo e concettuale della sua pittura è segnato dalla funzione origi-naria propria della superficie scelta; un supporto che, concettualmente, è il luogo di un contenuto.

Si tratta di un procedimento rigorosamente duchampiano: Bonomi trae un frammento d?oggetto dal mondo e ne evidenzia il carattere significante, nello stesso tempo fornisce una nozione complessa del ready-made, superiore alla stessa concezione del ?ready-made corretto? degli ultimi dadaisti degli anni sessanta. Si pensi alle pitture su cartone da imballaggio di Rauschenberg e a a certi capricci assemblaggistici dei nouveaux réalistes.

Per Bonomi il supporto non va utilizzato nel senso della verità materica o fenomenica (quin-di nulla a che fare con l?uso cubista dei materiali) nel suo lavoro il supporto determina anche l?icona pittorica: su un pacco postale air-mail compare un aereo in volo, su un sacco del caffè Bonomi dipinge la pianta del caffè, su una colonna di recipienti un reticolo di tubature idriche e così via. Il procedimento è quindi marcatamente concettuale e solo in apparenza infinito. Ma vedremo tra poco il perché. In ogni caso Bonomi suggerisce l?identità tra significante e significato, mentre il sup-porto e il segno rappresentato su di esso divengono un dato unico che non può essere scisso nella percezione.

Ho detto che non si tratta di un lavoro infinito, infatti se è vero che è possibile trovare infiniti supporti, è altrettanto certo che gradatamente l?uso della pittura nei lavori di Bonomi sposta l?attenzione verso un carattere narrativo e immaginativo. Bonomi ci porta così nel dominio dell?affabulazione mentale, giocosa e riflessiva. Perché, a ben guardare, si comprende subito che la costruzione d?ogni opera è simile a un?iperbole enigmistica. L?artista sembra così voler dire che esiste la possibilità di concepire il percorso della pittura in una prospettiva complessa.
Non è un gioco da poco questo che Bonomi mette in atto, al suo interno si evidenziano e si sciolgono alcune tra le più importanti riflessioni che spettano alla pittura dopo la glaciazione con-cettuale: l?artista interviene così sul nodo gordiano dell?elaborazione artistica degli anni ottanta, ovvero la necessità di una saldatura tra i codici della concettualità e il fare pittorico.

Bonomi innesca infine un procedimento analitico che solo in apparenza può essere ritenuto meccanico, non c?è meccanicità in quest?opera perché il supporto è trovato ma nel contempo, attraverso la cosmesi pittorica, rinuncia a ogni tautologia. Poi, guardando ancora meglio, scopriamo che all?interno d?ogni lavoro si stabiliscono interazioni ulteriori che scavano ancora le leggi della rappre-sentazione iconica, ed è questo il regno pieno della pittura dove Bonomi scioglie leggerezza e rebus.

Questa pittura si affida a ciò che è ampio e insoluto, tutto il resto è ancora da verificare, ma sicuramente Bonomi ha già superato la linea d?ombra delle citazioni facili di questi ultimi anni.