Mostre

Fatine Fatate Fatali

26/08/2017 - 15/09/2017
Via Nazario Sauro 56
Pietrasanta
A cura di gall. Giovanni Bonelli

La galleria Giovanni Bonelli di Pietrasanta (LU) è lieta di presentare la mostra personale di Corrado Bonomi (Novara, 1956), “Fatina Fatata Fatale”. Nel vagamente surreale e più che pittoresco palcoscenico di Pietrasanta Corrado Bonomi espone una selezione di nuove e inedite opere di quello che è uno dei cicli più proficui e longevi della sua produzione artistica: le fatine, fatate, fatali. L’opera, presentata la prima volta intorno alla metà degli anni Novanta, potrebbe avvicinarsi a un complesso e organico pamphlet sulla condizione della donna nell’Italia dal dopoguerra a oggi. Le “fatine”, talvolta erotiche in abiti succinti, o immaginifiche in volant accesi, incarnano, ognuna nella propria misura, una sfaccettatura, uno strato, un frammento di una certa condizione femminile. Servile, monacale, sognante, giocosa, sessuale, queste donne minute e tascabili, richiamano la nostra fantasia a scene, spesso sepolte, della nostra infanzia, in cui abbiamo visto una nonna o una mamma stirare le mutande all’uomo di casa, cucinare per lui, lavare la cucina. Queste piccole signorine rendono icona quella tipologia di donna, spesso un po’ racchiusa e rinchiusa in una condizione dalla quale vorrebbe affrancarsi, ma non troppo, per non perdere una certa comodità di sicurezza, o per non rompere schemi sociali troppo tenaci. Dalle prime fatine, tutte indaffarate in faccende di casa, invischiate in micro-mondi che le mettono sì al centro, ma le riducono a dismisura, Bonomi, inizia ad evadere. Qui arrivano rappresentazioni più sognanti e surrealiste, dalla fatina che porge il calcolo del proprio uomo, proprio in bilico sul pappagallo traboccante d’urina, a quella che trita le mutande del marito, quasi a distruggerne la virilità, o ad evadere dalle sue mansioni di perfetta massaia, per arrivare a quella che osserva lacrime sgorgare dagli occhi un coccodrillo, in una scena che sa molto di realismo magico sud-americano. In queste fatine il gioco e l’ispirazione si fanno più lontani, scendono sotto pelle, lasciando a chi le guarda comprendere il senso di un gesto, un po’ in bilico tra presa in giro e sottile, sarcastica stilettata. Per entrare nel mondo delle Fatine non dobbiamo perciò fare nessuno sforzo ulteriore: ognuno di noi ha avuto almeno una madre, una nonna, una antica zia, un’amante. Così, attraverso queste rivedremo loro, e forse viceversa.

Contatti info@galleriagiovannibonelli.it